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del 2004 all’articolo VI si stabilisce che Madame Y (cio Margherita) si impegna a versare un importo netto di (omissis) tutti i mesi a (omissis) (la Societ). Sono i soldi (770 mila euro mensili) che Margherita gira alla madre in contropartita dell’usufrutto su una lunga serie di beni. Ma, appunto, a incassare il vitalizio (9,2 milioni di euro annui) non Marella direttamente ma una societ, tuttora sconosciuta copia originale del documentoGrande attesa ieri alla taverna dei cattivi metallurgici circa il pronunciamento del noto beone sull’imminente referendum, per verificare se si sarebbe allineato alle coraggiose posizioni di Fassino, Chiamparino, Renzino (il sindachino fiorentino)

Compagni, amici, fratelli, soldati della rivoluzione. Innanzitutto mi preme esprimere qui pubblicamente la mia solidariet a quell’autentico Fantozzi del terzo millennio che quel povero (povero davvero, a dispetto del cachet) Marchionne, il quale non altro che un servo, benché ben retribuito, adibito a fare da parafulmine umano (e lo fa molto bene) di un sistema asservito al capitale, al mercato, alla propriet.

Il nemico non Marchionne: costui solo un facente funzioni, un mero esecutore, colui che non pu fare altrimenti. Il nemico il mercato, che viene accettato con fatalismo e rassegnazione come se fosse una legge della fisica, la forza di gravit, una calamit naturale, mentre il mercato un’invenzione dell’uomo; qualcosa deciso dagli speculatori finanziari, i soli a guadagnare da ‘questa’ globalizzazione.

Fatemi capire a chi altri porta vantaggi, dove stanno gli aspetti positivi di questo ‘cambiamento’ che promette il portavoce Marchionne.

Si schiaccia, si umilia, si ricatta una classe lavoratrice che gi ora fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, viaggiando intorno ai mille euro al mese, minacciando di farla finire sul lastrico se non si piega, se non mette nero su bianco: signors padrone. Una classe lavoratrice costretta a condurre un’esistenza reificata, pura protesi di macchinari , che le spezza la schiena, le braccia, i muscoli in cambio di un assegno che le consente a malapena di sopravvivere, che per il tempo non le lascia risorse per libri, cinema e teatro, ma le consente solo un giro all’hard discount e la televisione (la televisione! con quei bei programmi che fanno!). E questa sarebbe vita? Si rimpinguano le tasche di un tapino, servo fra i peggior servi del sistema, che per sua stessa ammissione non fa mai vacanze, veste malissimo, consuma le sue giornate e i suoi polmoni fra 70 sigarette al d, riceve parolacce, improperi, minacce, invettive e, quel che peggio, i complimenti e l’apprezzamento di Sacconi e Cicchitto. Tutti questi sacrifici umani per ottenere che cosa? Per produrre medicinali, farmaci salvavita, per sfamare il pianeta,
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per combattere l’inquinamento? Insomma, per contribuire ad un progetto di progresso, di benessere dell’umanit? Niente di tutto questo: per produrre gingilli per supercafoni, quei gipponi che ingombrano, inquinano, consumano pi di quanto dovrebbe un razionale e ragionevole mezzo di locomozione. Ditemi dov’ l’aspetto positivo, perché io non lo vedo. Se vincesse il no non sarebbe affatto finita. I legittimi proprietari, gli operai, potrebbero, dovrebbero occupare lo stabilimento, sollevare un caso nazionale, chiamare a raccolta ogni realt antagonista, organizzare una ‘nuova’ marcia dei 40.000, imporre di riaprire la trattativa puntando a un ripensamento, una riconversione che miri ad un diverso progetto, modelli meno inquinanti, un nuovo piano di mobilit sostenibile, denunciando l’inanit della politica industriale nazionale di un governo imbelle, che magari proprio su questo potrebbe cadere Non sottovalutiamo la forte valenza simbolica di questo referendum. La vera posta in gioco ben altra. Si tenta di estorcere ai lavoratori l’assenso per introdurre il peggior autoritarismo in fabbrica e poi in ogni altro luogo di lavoro. Il vero quesito non : volete voi l’investimento a Mirafiori? Ma bens, volete voi una vita di merda, un mondo di merda? S o no?

Scappa fuggi e salva qualche cosa in te, e non lasciarli fare, non diventare un uomo da bruciare

Quando leggo o sento parlare di queste cose, mi viene sempre in mente, la lungimiranza e la saggezza di un grandissimo industriale nostrano.

A rag mi spiace riportarvi sempre il solito esempio, ma colpa mia se come lui ce ne sono pochi?

Ricordo che ai tempi, il vecchio Pietro Barilla, pose in essere una personalissima battaglia di lotta alla disoccupazione locale, sostenendo che “prima assumo i parmigiani, attorno allo stabilimento, poi mi allargo verso l in una politica che poi gli creava sicuramente un ritorno in termini di cotsti (un dipendente vicino che va a lavorare in bicicletta, costa sicuramente di meno e rende sicuramente di pi di uno che deve fare 20 o pi chilometri in macchina tutti i giorni!) salvo poi creare ad hoc, in colaborazione con la locale Azienda del trasporto Pubblico, una linea di autobus apposito per TUTTI i suoi operai.

Oggi i figli, sembrano voler seguire il suo esempio, in funzione della prossima apertura di un nuovo stabilimento deputato alla produzione di sughi e conserve poich quelli attuali sono prodotti dal collaborante Rodolfi Mansueto (quello dell sostenevano infatti in un che “no, lo stabilimento vedr i natali nella nostra provincia anche per offrire nuovi posti ai cittadini di Parma e Provincia, in questo momento di crisi!”.

5500 persone che lavorano e producono un reddito oppure no, riguarda anche tutta un’altra schiera di soggetti che da quei redditi ne traggono reddito a loro volta, se non ricchezza da spendere magari nell’acquisto di un fiammante SUV Alfa made in Mirafioriche ne soil proprietario del centro commerciale dove i 5500 andranno a passeggiare la domenica pomeriggio.

Per quale ragione si vogliono far pesare esclusivamente sulle quelle 5500 spalle, imponendo un peggioramento della condizione economica e lavorativa, i sacrifici in nome di un mercato che non ha pi niente da dire se non il fallimento delle teorie che hanno permesso diventasse l’unica legge degna di rispetto?

Me lo spieghi, Edmondo Andrea De Amicis, senza tirare in ballo, il tamburino sardo, il piccolo scrivano fiorentino e neppure il generoso pastaio parmense?

Mettiamola cos: un GRUPPO deve decidere DOVE ubicare uno stabilimento.

Fino al 1861 l’orizzonte, per chi parlava italiano, erano il Regno delle due Sicilie, Regno di Piemonte e Sardegna, Granducati vari. Lombardo Veneto (Impero Austro Ungarico).
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