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“Tu da che parte stai, con gli oppressi o gli oppressori?” Don Gallo a Baget Bozzo

Stasera, avvertiti ma non atterriti per la piega che stanno prendendo gli eventi, si parla di.

“Quando una nave affonda buona norma fare due cose afferma Nepoziano primo: mettersi in salvo. Secondo: aiutare gli altri. Se muori tu per primo, se non salvi prima te stesso, come potrai aiutare gli altri?”

“Costruisci prima il socialismo per te stesso concorda Narsete citando Franceschini (non il ministro, Alberto)

“Il problema che molti, troppi, si fermano al primo step dice Nausicaa salvano se stessi e poi chi s’ visto s’ visto”

“Forse una volta si poteva fare cos, prima del 2008, quando ancora c’era il capitalismo spiega Nicandro ora dire che stiamo tutti sulla stessa nave pi di una metafora. L’Occidente una nave da crociera, a forma piramidale; sotto ci sono gli schiavi di sempre, cambiano solo i nomi: servi della gleba, ebrei usa e getta a costo zero nelle fabbriche tedesche, extracomunitari sotto caporalato, sfigati nostrani precari salariati a intermittenza qualcuno deve pur produrre plusvalore per i piani alti, per coloro che si abbronzano e si annoiano su in coperta Dopo il fallimento della Lehman Brothers (AAA) cambiato il mondo: il capitalismo, gi malato di vecchiaia (che, lo ricordo en passant, una malattia mortale) entrato in coma. Viene tenuto artificialmente ‘in vita’ da caduche manovre delle banche centrali mentre nessuno ha il coraggio di staccare la spina, perché si sa cosa viene dopo”

“Il capitalismo una vicenda umana e come tutte le vicende umane ha avuto un inizio e avr una fine parafrasa Naturelle. Ma vi sembra logico, umano, ‘naturale’, vedere aumentare il proprio ‘capitale’, grande o piccolo che sia, standosene in poltrona? Il denaro come seme che origina una pianta che poi dar fruttibisogna essere proprio Pinocchio che crede al gatto e la volpe per avere fede in un sistema simileNon viene il dubbio che comunque qualcuno dovr pur ‘lavorare’ per noi mentre stiamo comodi in poltrona?”

“Eppure c’ della gente convinta che questa crisi passer osserva Narsete che tutto torner come prima: la ripresa, il lavoro, la crescita”

“La crisi, la recessione, ‘questa’ recessione, totale, definitiva illustra Nepoziano ha il merito di chiarire, di esaltare le contraddizioni: c’ un mondo diviso fra il 10%, su in coperta, e il 90%, gi in sala macchine, ai fornelli delle cucine, in lavanderia, alle pulizie. Su in coperta sanno che stato un bel viaggio, ma che volge al termine, vogliono solo tirarlo pi in lungo possibileE si inventano, presentandole in maniche di camicia, le manovre ‘del fare’ (s, fare fuffa) come se fosse compatibile all’interno del medesimo sistema (che ha la prerogativa di imporre scelte a perdere) esigere l’impignorabilit della casa e la lotta all’evasione; oppure nelle banche ammorbidire le pressioni commerciali che determinano indubbiamente maggiori margini di profitto (che a loro volta arrecano altrettanti indubbi danni alla collettivit) e salvaguardare il personale in esubero; avere la coscienza a posto e contemplare i migranti morti nelle reti dei tonni; botte piena e la moglie ubriaca Arriva prima o dopo il tempo delle scelte!”

“Suvvia, con una parziale redistribuzione della ricchezza si potrebbe tirare avanti ancora dei bei anni opina Nicea qualcuno anzi pensa che cos si potrebbe anche andare avanti all’infinito ogni tanto si molla qualche briciola in pi e i tapini si accontentano poi quando le briciole non bastano fai sembrare il lavoro un lusso, un privilegio, una concessione e loro corrono, noncuranti del salario, delle condizioni, dei diritti”

“Credo che se anche fosse possibile fornire un reddito minimo di cittadinanza di 5.000 euro netti mensili a chiunque, il mondo sarebbe uguale ritiene Nausicaa il tasso di infelicit sociale non diminuirebbe. Il problema non la disponibilit economica, ma la disuguaglianza. L’alternativa, la scelta non fra economia di mercato (che non esiste) ed economia pianificata. Tutta l’economia pianificata. Il punto che ora pianificata da un pugno di privati, eletti da nessuno. La soluzione non la distribuzione della ricchezza (che comunque non sarebbe mai abbastanza) ma la distribuzione della povert (lo so, un concetto difficile.)”.

Queste dunque i vaneggiamenti degli italiani consapevoli della straordinaria fortuna di vivere in presa diretta la pi maestosa, apocalittica, risolutrice crisi economica della Storia, il privilegio di assaporare e respirare a pieni polmoni il Fine Impero.

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